venerdì 9 agosto 2019

"La fattoria degli animali", George Orwell




Titolo: "La fattoria degli animali"
Autore: George Orwell
Data di pubblicazione: 1945
Numero pagine: 112
Genere: Satira











10^recensione

Buon pomeriggio lettrici e lettori!
...
Glielo dovevo.
Dico, all'autore del romanzo.
Dopo avervi presentato 1984, non potevo non menzionare e parlarvi di uno dei grandi classici della letteratura europea del Novecento, come lo è La fattoria degli animali.

In incipit ho indicato che si tratta di un romanzo satirico e, infatti, si delinea come una vera e propria satira del totalitarismo russo della prima metà del secolo scorso.

E proprio in quanto satira così ben riconducibile ai suoi corrispondenti protagonisti politici contemporanei di Orwell, La fattoria degli animali, pur essendo stato scritto nel '43, non fu pubblicato se non due anni dopo...
Orwell si dovette scontrare non tanto con il Ministero dell'Informazione dell'Università di Londra, responsabile delle censure, ma quanto con quella che lui stesso, nella prefazione che scrisse per il romanzo, definisce "ortodossia pubblica".

Così scrisse: "E' possibile ridurre al silenzio le idee impopolari e tenere nascosti i fatti scomodi senza alcun bisogno di veti ufficiali. [...] In qualsiasi momento esiste un'ortodossia, un complesso di idee che si presume debbano essere accettate senza obiezioni da chiunque la pensi correttamente. Non che sia precisamente vietato dire questa o quella cosa, però -non sta bene dirla-. Chiunque sfidi l'ortodossia dominante viene ridotto al silenzio con sorprendente efficacia."

Ed ancora: "In questo momento non solo si considera deplorevole criticare seriamente l'URSS, ma in qualche caso si occulta il fatto che tali critiche esistano."

Risulta chiaro comprendere a questo punto, in un clima di forti tensioni, in cui la Russia si prospettava per l'Inghilterra come valido alleato contro il nazifascismo durante la seconda guerra mondiale, quali fossero le difficoltà in cui un libro del genere incorreva, insieme al suo autore. Bastò poco, infatti, ai recensori dell'epoca per denigrare il romanzo: non potendo puntare apertamente su questioni politiche, puntarono sulla scarsità contenutistica e frequente fu il commento che dipingeva il libro come monotono e stupido, "uno spreco di carta"... 
Così Orwell scrisse la prefazione, un inno alla libertà: d'opinione, nonché di stampa.

"Il problema in discussione è molto semplice: 'Qualsiasi opinione, quantunque impopolare, quantunque (perchè no?) stupida, ha diritto d'udienza oppure no?' Se presentate la questione in questi termini, qualsiasi intellettuale inglese sentirà di dover rispondere affermativamente. Ma se date alla domanda una forma concreta chiedendo: 'E anche un attacco a Stalin ha diritto d'udienza?', la maggior parte delle risposte sarà negativa."

Tema che successivamente viene affrontato anche in 1984: George Orwell comincia adesso, in questo romanzo, a raccontare della libertà in cui crede: una libertà scomoda che denuncia quello che la gente teme o non ha voglia di sentirsi dire.
Ma veniamo a noi. Cosa racconta in pratica "La fattoria degli animali"?

"L'uomo è l'unica creatura che consumi senza produrre. Non dà latte, non depone uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non corre abbastanza veloce da catturare un coniglio. Però è padrone di tutti gli animali."
In una delle sue tante peregrinazioni, di passaggio nella Bury farm di Wallington, Orwell comincia a disegnare contorni, paesaggi e personaggi per "La fattoria degli animali": tutto a Bury farm gli è di ispirazione ed il contesto politico calzava alla perfezione.
Così nasce il Vecchio Maggiore e, via via, Palladineve e Napoleone... Piffero, Boxer e Trifoglio, Campanula, Jessie, Beniamino... Muriel...
Loro sono i protagonisti delle vicende e se vi possono parere nomi bizzarri da attribuire ad esseri umani, non vi parrà lo stesso se vi svelo che: sono tutti animali... Maiali, cavalli, cani, pecore, galline, piccioni, persino topi...
Il Vecchio Maggiore, anziano e pluripremiato verro della fattoria, una sera, quando le luci oramai erano state tutte spente, spiega ai suoi compagni di aver fatto uno strano sogno... Ed intona per la prima volta Bestie d'Inghilterra, quello che sarebbe stato il loro inno alla libertà.
Gli animali, infatti, da tempo soggetti ai soprusi dell'uomo, decidono che fosse arrivato il tempo di mobilitarsi...
"Ribellione! Non so quando la Ribellione verrà. Potrebbe essere tra una settimana, come fra cent'anni. Ma, così come sono sicuro di vedere questa paglia sotto i miei piedi, so per certo che presto o tardi giustizia sarà fatta."
Il discorso del Vecchio Maggiore si manifesta come una dichiarazione di ideali politici e sociali, che trascende tempo e spazio. Vagheggia un futuro diverso rispetto all'usuale miseria e disuguaglianza.
Le sue parole entrano negli occhi e nel cuore degli animali in ascolto e già l'immaginazione di tanti tra loro dipinge campi verdi dove pascolare, pozzanghere in cui zampettare, grandi porzioni di cibo da poter gustare senza il sapore della frusta tra i denti.
La decisione ormai era stata presa e seppur non sotto la guida del Vecchio Maggiore, a pochi giorni dalla morte, la libertà sarebbe stata conquistata dagli animali e soffiata all'uomo, dissipatore di ogni energia e ricchezza, elargitore di odio e frustate.
Nel periodo immediatamente successivo alla rivoluzione, una grande onda di entusiasmo travolge tutti: ci erano riusciti davvero!
Gli animali ora si riuniscono per discutere e parlare delle nuove opportunità del presente e del futuro ed ognuno, chi più chi meno, esprime la propria opinione.
Ben presto, tuttavia, emerge una nuova classe dirigenziale, quella dei maiali, per natura dotati di maggiore intelligenza, e, in particolare, due figure: Palladineve e Napoleone.
"Era naturale, data la loro cultura superiore, che assumessero il comando."
Agli animali non piace avere di nuovo un capo, ma, d'altra parte, la fattoria deve pur essere amministrata e, nonostante tra i principi dell'Animalismo ci fosse quello per cui gli animali non sarebbero mai dovuti somigliare all'Uomo, tutti abbassano il muso quando i maiali si apprestano a leggere.
Domina una sorta di fiducia reciproca: ognuno è convinto che tutti gli animali agiscano in nome della fratellanza e qualsiasi dubbio possa affiorare nelle loro menti riguardo a ciò viene in ogni modo smentito da Piffero, portavoce dei maiali... Lui sapeva quali note suonare per ristabilire la melodia...
"Compagni!- strillò. -Non crederete, spero che noi maiali lo facciamo per spirito d'egoismo o di privilegio? A molti di noi, davvero, non piacciono nè le mele, nè il latte. A me per esempio non piacciono. Ci siamo presi questo cibo all'unico scopo di mantenerci in salute. Il latte e le mele (e questo è dimostrato dalla Scienza, compagni) contengono sostanze assolutamente indispensabili al benessere di un maiale. Noi maiali lavoriamo col cervello: tutta la conduzione e l'organizzazione di questa fattoria dipendono da noi. Giorno e notte noi vegliamo sul vostro benessere. Ed è nel vostro interesse che beviamo quel latte e mangiamo quelle mele."
E se i maiali non adempissero ai propri doveri? Tornerebbe Jones. E se su una cosa tutti gli animali sono d'accordo era che non vogliono che torni Jones.

Palladineve, allegoria di Trotzkij, ha a cuore il benessere degli animali, suoi compagni: girava da una parte all'altra per poter organizzare comitati e corsi di alfabetizzazione... Ma Napoleone aveva progetti ben diversi e non ci pensa due volte ad allontanare Palladineve dalla fattoria.

Da questo momento in avanti Napoleone, alimentato da sangue staliniano, dimostra una grande abilità nel condurre a suo piacimento le regole della fattoria ed i sette comandamenti voluti dal Vecchio Maggiore e da Palladineve, riguardo la condotta degli animali dopo la Rivoluzione, cominciano a cambiare forma sotto la furba mano di Piffero, impiastricciata di vernice bianca.
Gli animali, tuttavia, continuano a lavorare e a darsi da fare per poter mandare avanti la fattoria e se non torna loro qualcosa, Piffero ha sempre qualcosa da rispondere: Napoleone, d'altro canto, ha sempre ragione.
"Ancora una volta gli animali avvertirono un vago senso di disagio. Non avere mai rapporti con gli esseri umani, non impegnarsi mai in traffici commerciali, non fare mai uso di denaro... ma non erano queste alcune delle risoluzioni iniziali approvate in quella prima trionfale riunione del Consiglio subito dopo la cacciata di Jones? Tutti ricordavano, o perlomeno, credevano di ricordare, di averle approvate."
Viene avviata la costruzione del mulino, il grande marchingegno che avrebbe portato in alto il nome della fattoria, ma, dopo breve tempo, nonostante gli sforzi degli animali, il mulino crolla e Napoleone accusa Palladineve di averlo distrutto di proposito. Così Palladineve viene considerato come il nemico e da questo momento in avanti ogni disgrazia della fattoria viene a lui intitolata...
Ma il vero nemico è seduto nel letto del signor Jones, veste come il signor Jones, usa la pipa del signor Jones, legge riviste, intrattiene rapporti con i fattori vicini, si ubriaca come il signor Jones e cammina su due zampe... Come il signor Jones.
I tempi della Rivoluzione ora  sono lontani, molti dei partecipanti sono morti... Pochi sono i superstiti ed i contorni della loro memoria sono sfumati sempre più dal tempo e dalla vecchiaia...
"Beniamino sentì qualcuno strofinargli il naso sulla spalla. Era Trifoglio. I suoi occhi, logorati dall'età, erano più velati che mai. Senza dire nulla, tirandolo delicatamente per la criniera, lo guidò fino all'estremità del granaio dove erano scritti i sette comandamenti. Restarono un paio di minuti a fissare le lettere bianche sulla parete incatramata. -Non ci vedo quasi più- disse infine lei. -Neanche da giovane sarei riuscita a leggere quello che c'è scritto qua sopra. Però mi sembra che il muro sia diverso. I sette comandamenti sono gli stessi di prima?- Per una volta, Beniamino accettò di venir meno alle proprie regole e lesse per lei ciò che era scritto sul muro. Non c'era scritto più niente , se non un unico Comandamento che diceva: TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI, MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' UGUALI DEGLI ALTRI."
Nulla più può meravigliare gli animali, adesso.
Non li meraviglia nemmeno, accalcati alla finestra della casa della fattoria, vedere maiali e uomini confondersi tra urla e schiamazzi, tra boccali di birra e carte da gioco...

Bene, adesso conoscete la storia.


Così comprenderete meglio il carattere della satira e potrete notare che, come ho fatto presente in precedenza, gli animali della fattoria rappresentano personaggi storici: il Vecchio Maggiore nei panni di Karl Marx, Palladineve in quelli di Trotzkij, Napoleone in quelli di Stalin e la somiglianza di alcuni eventi del racconto con alcuni della storia dell'Unione Sovietica è innegabile.


La caduta dell'oppressore umano per mano di una coalizione democratica di animali dà vita ad una società ideale. Ma i maiali, proprio come l'intellighenzia sovietica, prendono sempre più potere fino a diventare essi stessi dittatura. Sebbene Orwell credesse con convinzione negli ideali del socialismo, egli sentiva che l'URSS li aveva realizzati in maniera scorretta, impropria ed ipocrita; l'ipocrisia è rivelata nel romanzo, infatti, dalla continua trasgressione dei sette comandamenti e dalla loro successiva modifica.
Orwell sapeva bene ciò di cui parlava.
Dopo essere stato testimone dei regimi totalitari di Hitler, Stalin, oltre che della guerra civile spagnola, egli sa descrivere le loro arti: come i politici, i maiali usano la retorica per manipolare gli altri e, mossi da un'insaziabile fame di potere, si celano dietro nobili ideali.
Gli oppositori vengono allontanati per mezzo di false accuse, mentre loro continuano a trasgredire i sette comandamenti e, per legittimare le loro azioni, cambiano i comandamenti stessi. Nulla più li differenzia dall'umano oppressore: il potere cambia chi lo detiene, che ne diventa avido ed ingordo, se non interviene nessuno a fermarlo.
I dittatori usano la violenza ed il terrore per spaventare i cittadini e sottometterli. Proprio dalla violenza di Jones nasce la Rivoluzione all'inizio del romanzo, ma, una volta che i maiali prendono il controllo anch'essi scoprono l'utilità della violenza...
"L'idea che Trifoglio s'era fatta del futuro era quella di una società di animali affrancati dalla fame e dalla frusta, uno società di uguali in cui ciascuno avrebbe lavorato secondo le proprie capacità e i più forti avrebbero protetto i più deboli. [...] Invece, e non capiva il perchè, erano arrivati tempi in cui nessuno osava dire ciò che pensava, in cui si aggiravano ovunque cani ringhiosi e crudeli, in cui si dovevano vedere i propri compagni fatti a pezzi dopo aver confessato delitti sconvolgenti."
Non a caso "La fattoria degli animali" risulta essere uno dei romanzi che identificano il secolo scorso e che si ritiene debba essere conosciuto da tutti, tanto da essere presentato nelle scuole.
Orwell racconta del totalitarismo russo, ma, in realtà, racconta del totalitarismo in genere.
A noi il suo lascito. A noi la capacità di preservare la nostra libertà. A noi la responsabilità di riscattarci dall'ignoranza.
A noi. Nella speranza che in qualunque epoca, in qualunque paese, ognuno si comporti da Cittadino: sguardo in alto, mai a terra. Pronti a combattere sempre per la nostra integrità, in quanto esseri viventi, in quanto uomini.

Siamo arrivati al dunque: ricordando che si tratta solo di un mio parere strettamente personale, ho deciso di valutare ciascun libro che recensisco e di farlo con l'aiuto di un simbolo...
Che, per rimanere in tema, sarà... Un'onda!
Il punteggio per ciascun libro sarà compreso tra una e tre onde...

Tre onde: un libro talmente bello, particolare, interessante... Che merita di essere ASSOLUTAMENTE LETTO PIU' DI UNA VOLTA NELLA VITA!

🌊🌊🌊

Non poteva essere diversamente: una pietra miliare della letteratura che dovrebbe essere un pietra miliare nella vita di ciascuno di noi. D'altra parte l'ho ammesso subito. Nell'intestazione del blog. Credo nei libri che insegnano, come maestri in carne ed ossa.

Dove acquistarlo?








Sull'autore...


George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair è stato scrittore, saggista ed attivista politico britannico.
Polemista lucido ed anticonformista, era e rimase fino alla fine un convinto socialista, ma la presa di coscienza, anche in virtù delle sue esperienze personali, delle contraddizioni e dei fatali errori della linea politica implementata in Unione Sovietica sotto la dirigenza di Iosif Stalin, lo portò ad abbracciare un violento antisovietismo (ne sono testimonianza i suoi due capolavori "La fattoria degli animali" e "1984") scontrandosi così con una consistente parte della sinistra europea della sua epoca.
Nel 1946 scrisse: "Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io."

Orwell nasce in India da una famiglia di origini scozzesi. Nel 1904 si trasferisce nel Regno Unito con la madre e le due sorelle, prendendo dimora nel Sussex ed iscrivendosi al college St. Cyprian di Eastbourne. Orwell entra nel college da ateo, ma ne esce cattolico, con una borsa di studio ed un grave complesso di inferiorità dovuto alle numerose cattiverie snobistiche da parte dei compagni di studio.
Nel 1917 viene ammesso all'Eton College dove ha modo di conoscere Aldous Huxley, altro grande esponente della letteratura distopica e dal quale Orwell prende ispirazione per la stesura di "1984".
Nel 1922 lascia gli studi per seguire le orme paterne e vestire i panni di funzionario dell'amministrazione britannica in India. Arrivato lì, si arruola nella Polizia imperiale in Birmania ed il 22 novembre di quello stesso anno arriva a Mandalay, sua sede di lavoro. L'esperienza, tuttavia, si rivela traumatica ed il giovane Eric, disgustato dall'arroganza imperialista e dalla funzione repressiva del suo ruolo, nel 1928 si dimette.
Tale vicenda ispirerà il romanzo "Giorni in Birmania", pubblicato nel 1934.
Date le dimissioni, parte per Parigi con l'intento di poter osservare con i suoi occhi i bassifondi delle grandi metropoli europee: qui inizia il periodo più intenso di scrittura, accompagnato dall'impegnativo lavoro di sguattero in alcuni ristoranti.
Nel 1929 si trasferisce a Southwold lavorando come recensore per l'Adelphy ed il New Statesman and Nation. Nell'aprile del 1932 si trasferisce ancora, questa volta nel Middlesex dove inizia ad insegnare in una scuola elementare.
Su commissione del Left Book Club, associazione culturale filosocialista, egli accetta di svolgere un'indagine nelle zone più colpite dalla depressione economica, indagine che lo porterà, nei primi mesi del 1936, sulla strada dei minatori di carbone le cui misere condizioni vengono riportate in "La strada di Wigan Pier", pubblicato nel 1937.
Il 9 giugno 1935 sposa a Wallington Eileen O'Shaughnessy e, proprio durante la sua permanenza a Wallington, Orwell s'imbatte nella Bury Farm, la fattoria che, secondo molti, ha ispirato l'ambientazione de "La fattoria degli animali".
Scoppiata la guerra civile spagnola, lo scrittore decide di prendervi parte. Quindi va in Spagna e combatte nelle file del Partito Operaio di Unificazione marxista contro il dittatore Francisco Franco.
Il 20 maggio 1937 Orwell, colpito gravemente alla gola, viene rinviato a Barcellona da cui poi riparte ancora per l'Inghilterra. Di nuovo a casa, non manca la stesura di un nuovo romanzo: "Omaggio alla Catalogna", diario reportage contro gli stalinisti spagnoli da lui accusati di aver tradito la corona spagnola.
Durante la Seconda Guerra mondiale Orwell si offre volontario e combatte con il grado di sergente. Trasferitosi a Londra, Orwell cura per la BBC e pubblica una raccolta di saggi.
Nel frattempo lo scrittore si dedica a "La fattoria degli animali", ma, a causa dei chiari riferimenti allo stalinismo, molti editori si rifiutano di pubblicare il racconto, finchè nel 1945, dopo la morte della moglie durante un intervento chirurgico, Secker & Warburg lo pubblicano.
Nel 1946 si trasferisce con il figlio nelle Ebridi, minato dalla tubercolosi. Dopo diversi ricoveri in sanatorio, Orwell si riprende quel tanto che gli basta per la scrittura di "1984".
Muore a 46 anni nel 1950 a causa del cedimento di un'arteria polmonare.






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